Mi sto sottoponendo all'iter per una procreazione assistita. Attualmente sono in aspettativa senza assegno, ma le continue cure che devo affrontare non mi permettono di restare in tale situazione; è possibile chiedere un'aspettativa retribuita anziché lo stato di malattia?
Alla luce della normativa vigente e, salvo futuri interventi legislativi, la fecondazione medicalmente assistita non rientra nelle ipotesi che la legge accorda all'applicazione dell'aspettativa retribuita dal lavoro. Si potrà invece chiedere l'astensione dal lavoro motivata da fecondazione assistita come cura della sterilità.
Difatti, pur non potendosi considerare malattia in senso classico, può essere ad essa assimilata, in quanto alterazione dello stato di salute che comporti un'incapacità al lavoro. Infatti, il periodo di riposo di solito prescritto è finalizzato ad un adeguato impianto dell'embrione in utero.
Saranno coperte le giornate di ricovero e quelle successive alla dimissione, prescritte dallo specialista e necessarie per un sicuro impianto dell'embrione, che sono mediamente pari a due settimane dopo il trasferimento dell'embrione nell'utero.
Per quello che riguarda i controlli ecografici ed ematici quotidiani, si dovrà fare ricorso ad altri istituti contrattuali (permessi orari), ad eccezione di fattispecie particolari che possano integrare la necessità medico legale di un riposo anche antecedente la fecondazione assistita, valutabile nel caso concreto e, approssimativamente, in una settimana.
Ove vengano effettuate tecniche di procreazione assistita che richiedono il prelievo degli spermatozoi dall'epididimo o dal testicolo, è riconoscibile anche al lavoratore dipendente un congruo periodo di malattia, valutabile nell'ordine dei dieci giorni (INPS - Messaggio n. 7412 del 03.03.2005).
Aggiornata il 23/04/2012 da FormezPA